Lug 19

Concentratore solare“Immaginiamo delle finestre che non solo ci permettano di vedere all’esterno ed illuminare gli ambienti ma anche contribuiscano, sfruttando in modo efficiente la luce del sole, a fornire l’energia all’edificio di cui sono parte…”

Esordisce pressapoco così l’annuncio su MIT news che presenta il lavoro del prof. Marc A. Baldo, e pubblicato su Science dell’11 luglio, riguardo ad un nuovo e rivoluzionario concentratore solare capace di incrementare notevolmente l’efficienza degli attuali sistemi di captazione e trasformazione dell’energia solare.

La luce solare – spiega il prof. Baldo – viene intercettata da una superficie estesa, quale ad esempio una finestra, e concentrata lungo il bordo dove delle celle solari possono convertirla in energia elettrica. In tal modo, piuttosto che coprire il tetto di costosi pannelli solari si può ugualmente ottenere energia elettrica concentrando semplicemente le celle di silicio lungo i bordi delle superfici vetrate. Inoltre – continua Baldo – la potenza elettrica ottenuta da ciascuna cella solare è più grande di 40 volte rispetto a quanto accade normalmente. Il sistema è anche di semplice realizzazione e il team ritiene verosimilmente possibile sia commerciabile nel giro di tre anni.

Il nuovo sistema può essere applicato, con un costo minimo, anche sui pannelli fotovoltaici già esistenti, permettendo un’incremento di prestazioni del 50%.

I concentratori solari attualmente in uso, scrive Baldo su Science, inseguono il sole per ottenere la massima intensità della radiazione impiegando spesso costosi sistemi da costruire e mantenere. Inoltre le celle solari presenti nel punto focale degli specchi devono essere raffreddate per mantenere alta l’efficienza. Tali installazioni consumano anche molto spazio tenendo conto di quello circostante, che dev’essere mantenuto libero per evitare ombre sul concentratore.

L’intuizione in realtà non è del tutto nuova. Negli anni 70 fu realizzato un sistema simile attraverso l’uso di impregnanti coloranti in materiali plastici. Fu abbandonata subito perché poco soddisfacente. Partendo da quell’idea, l’attuale sistema impiega un pacchetto di due o più lastre “colorate”, plastiche o di vetro, che funzionano come una sorta di guida d’onda su bande di frequenza diverse. Pertanto, lo spettro della luce ricevuta viene suddiviso in bande e concentrato sui bordi del pacchetto di lastre in modo da ottenere una maggiore efficienza globale. Non a caso gli ingegneri impegnati nel progetto sono tutti esperti di laser e LED organici.

Come è possibile applicare la nuova tecnologia ai pannelli solari già installati? Le prestazioni del nuovo sistema rimangono stabili per un periodo sufficientemente lungo, di quanto decadono? Qual è stata l’innovazione che ha dato successo all’idea di Baldo rispetto al progetto degli anni 70?

Appuntamento per questo ed altro ancora nella seconda parte di Concentratori solari ad alta efficienza: approfondiamo la nuova scoperta del MIT.

Foto | Donna Coveney

1 commento »

1 commento su “Concentratori solari ad alta efficienza: approfondiamo la nuova scoperta del MIT – Parte 1”

    pier luigi Scrive:
    7 ottobre 2008

    Buona sera a tutti.
    Prodotto interessante, ma quanta energia produce in più a parità di potenza rispetto ad un impianto tradizione.

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