Lug 31

MinieolicoSiamo finalmente in dirittura d’arrivo? A farci ben sperare è la notizia sulla stesura della prima bozza del regolamento attuativo relativo alle disposizioni della Finanziaria 2008 in materia di minieolico. Cogliamo l’occasione per esaminare insieme pregi e difetti di una simile soluzione.

Abbiamo già analizzato il probabile guadagno che un imprenditore può attendersi con un impianto fotovoltaico da 20 kWp, installato in una località qualsiasi dell’Italia meridionale (nello specifico avevamo ipotizzato una generica località in prossimità di Potenza). La domanda che sorge spontanea è come questa proposta si comparerebbe con un equivalente impianto minieolico da 20 kWp.

Le differenze sono notevoli e rendono difficile una comparazione.

In attesa della pubblicazione del decreto attuativo sul minieolico il GSE suggerisce di procedere all’installazione dell’impianto, scegliendo il ritiro dedicato e contemporaneamente facendo richiesta di accesso alla tariffa omnicomprensiva.

Immaginiamo dunque di poter accedere al nuovo sistema e compariamo questo con il Conto energia. La differenza principale consiste nel fatto che la tariffa omnicomprensiva prevede un incentivo di soli 0,30 euro/kWh prodotto rispetto agli 0,42 euro/kWh del fotovoltaico a cui si aggiunge lo scambio sul posto. Inoltre la tariffa viene riconosciuta per soli 15 anni invece di 20 e non è ancora sicuro che si possa aggiungere lo scambio sul posto.

Ma allora il minieolico non conviene? Dipende! Un impianto minieolico è molto meno costoso e se la zona è buona, i risultati possono essere estremamente interessanti.

Innanzitutto scegliamo l’impianto. I costi possono essere molto vari. Se vogliamo un impianto italiano abbiamo poca scelta: attualmente pare ci siano pochissime aziende in Italia che possano fornirci gli aerogeneratori e l’impianto annesso, tutto rigorosamente made in Italy.

Le dimensioni? Un palo alto 24 m con in cima un’ elica dal diametro di una decina di metri. L’installazione si fa in pochi giorni ed il collegamento alla rete elettrica è semplice. Costo: circa 55.000 euro + IVA al 10%. In siti ventosi la produzione si attesta a circa 35-40.000 kWh all’anno e nessuna perdita di prestazioni nel tempo. Siamo pessimisti e supponiamo una produzione media di 30.000 kWh. La manutenzione? Inclusiva di assicurazione si aggirerebbe sui 1.200 euro all’anno.

Nei nostri calcoli ipotizzeremo un inflazione annua del 5%, non considereremo l’eventuale scambio sul posto, ed immagineremo un finanziamento totale con un tasso fisso del 6.7% in 15 anni. Dopo quindici anni l’impianto potrà funzionare ancora, con il ritiro dedicato, che è attualmente di 0,098 euro a kWh.

Questo è ciò che otteniamo in termini attualizzati:

Minieolico: piano finanziario

Come si vede, consideriamo che il valore della tariffa dedicata, che scatta al 16° anno, non venga ritoccato nel tempo. In tal caso l’impianto perderebbe funzionalità dopo 15 anni. Se la tariffa venisse ritoccata e aggiornata secondo l’inflazione, ci potrebbero essere ancora 5 anni di guadagni interessanti. Va comunque specificato, per quello che si sa (speriamo di essere smentiti!), che i 0,30 euro/kWh vengono tassati. Ad ogni modo, pagato l’impianto, potremmo ancora avere un guadagno di oltre 15.516 euro.

Abbiamo elaborato la medesima tabella per un impianto di 20 kWp di fotovoltaico. In questo caso il costo è di 120.000 euro + iva al 10%, una manutenzione di 1000 euro all’anno + IVA al 20% ed il cambio dell’inverter a metà della vita utile dell’impianto. La manutenzione nei primi due anni è coperta da garanzia ed è inutile nell’ultimo anno di esercizio. Poiché è possibile attivare anche lo scambio sul posto, possiamo applicare le considerazioni fatte in un post precedente ed immaginare che vi sia un surplus di inflazione nei prossimi 15 anni sui costi energetici pari all’1,5% all’anno. Assumendo un decadimento delle prestazioni pari all’1% all’anno in termini attualizzati otteniamo:

Piano finanziario fotovoltaico

Dove i 59.083,00 euro rappresentano un utile netto a cui si aggiungono passività di bilancio pari a 75.653,00 euro (soldi quindi che vanno detratti dalla dichiarazione delle tasse). Per essere più precisi la tabella va letta nel seguente modo: l’incentivo, seconda colonna, è esente da tasse. La colonna ricavo a bilancio rappresenta la somma di tutte le spese (mutuo, assicurazione e manutenzione) sottratta al controvalore dello scambio. Il ricavo reale deriva dalla differenza fra la colonna del ricavo da incentivo con quest’ultima.

Visto così, sembrerebbe che il minieolico sia perdente. Non pensiamo tuttavia che vada letto in questo modo. Si nota infatti che dopo 15 anni il ricavo di un impianto fotovoltaico è di solo 8754 euro, sia pure non tassabili, e con un investimento iniziale più che doppio. Il fotovoltaico rappresenta quindi un investimento differito mentre il minieolico rappresenta una certezza. Inoltre, nel caso del minieolico ci siamo dovuti limitare alle certezze della bozza sul decreto attutativo. Potrebbe benissimo accadere che accanto all’incentivo, ci sia lo scambio sul posto, o in alternativa, che l’incentivo sia detassato. In tal caso il fotovoltaico potrebbe risultare perdente.

Aspettiamo un paio di mesi, vediamo, ma intanto iniziamo a prepararci!

1 commento »

1 commento su “Impianti minieolici: ecco cosa possiamo aspettarci”

    Massimo Scrive:
    8 settembre 2008

    Scusate ma non mi torna nella tabella relativa all’impianto eolico come mai il ricavo dalla vendita di energia decresce negli anni se, come viene anche specificato, non ci sono perdite di prestazioni. Per quel che capisco il ritorno dalla vendita dovrebbe essere di 9.000 €/anno per i primi 15 anni.
    Potete chiarire per favore ?

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