La temperatura nella crosta terrestre aumenta in media di circa 33°C al km man mano che ci si spinge in profondità. Ci sono però zone della crosta terrestre, in genere particolarmente sottili, caratterizzate da un elevato flusso di calore. Ciò significa che l’incremento delle temperature osservate scendendo in profondità è decisamente maggiore rispetto ai canonici 33°C al km. Evidentemente qui troviamo temperature elevate anche a profondità piuttosto modeste.
Questo costituisce una grande opportunità in un momento in cui abbiamo bisogno di tanta energia: sfruttare l’immenso giacimento di calore della Terra non solo per riscaldare le case ma anche per far girare delle turbine che generano elettricità. E’ la cosiddetta energia geotermica.
L’Italia è stata all’avanguardia nel mondo con la costruzione delle prime centrali geotermiche alimentate dal calore della terra. Possiamo considerarci i veri pionieri della ricerca scientifica e della produzione di energia geotermica. Nel 1904 il Principe Ginori Conti trasformò l’energia termodinamica del vapore in energia elettrica, che gli permise di accendere 5 lampadine. Un po’ di anni dopo in Toscana, nella Valle del Diavolo, fu costruita la prima centrale geotermica del mondo. Ancora qui e sul Monte Amiata sono concentrati tutti gli impianti nazionali. La potenza totale installata è di 810 MW, quanto una centrale nucleare, con una produzione di energia elettrica di 5 miliardi di chilovattore all’anno: ossia il 10% della produzione geotermica mondiale e il 25% del fabbisogno elettrico della Toscana.
Nonostante i nostri primati, oggi l’energia geotermica è sfruttata in modo più efficiente in Islanda. Qui quasi tutte la case, edifici, ma anche piscine, marciapiedi e campi di calcio sono riscaldati con acque provenienti da fonti geotermiche. Inoltre, il 30% dell’elettricità viene prodotto dai vapori del sottosuolo.
In controtendenza con il resto del mondo, che soffre per l’aumento del prezzo dell’energia, in Islanda i prezzi diminuiscono. Gli inverni sono molto lunghi, da 6 a 9 mesi, ed usano una grande quantità di acqua e di elettricità. L’acqua calda fluisce sotto il pavimento delle abitazioni, ma anche all’esterno per evitare l’accumulo di neve e ghiaccio.
Oggi, grazie alla tecnologia raggiunta ancora una volta dagli italiani nella trivellazione di pozzi a grande profondità, gli islandesi stanno realizzando un progetto ambizioso che permetterà di attingere il calore della Terra fino alla ragguardevole profondità di 5000 metri. Tali profondità consentiranno di captare l’acqua supercritica, una condizione dell’acqua che è una via di mezzo tra vapore e acqua fluida ed ha in sé una enorme quantità di energia.
Le trivellazioni saranno effettuate nella zona di Krafla, nel nord dell’Islanda, dove a 5 km di profondità intercetteranno il vapore a circa 500 °C. I pozzi incontreranno condizioni estreme di pressione e temperatura e dovranno impiegare materiali in grado di sopportare tali avversità: una vera e propria sfida tecnologica. Anche qui ci sarà qualcosa di italiano: delle malte particolari (che incamiceranno i pozzi) sperimentate nel nostro paese e in grado di sopportare l’eccessiva pressione, temperatura ed acidità presenti a tali profondità. La potenza fornita dai nuovi pozzi sarà di 10 volte maggiore rispetto a quelli tradizionali. In Islanda un pozzo medio produce fino a 5 MW, in futuro potrà produrne 50 MW.

Centrale geotermica a Krafla
Se il progetto avrà successo ci si troverà di fronte ad una eccedenza di energia, in tal caso potrebbe essere esportata anche in Europa attraverso cavi sottomarini. Il progetto è rivoluzionario perché potrà essere realizzato anche in altre parti del mondo come Italia, USA, Cina, India, Africa Orientale dove ci sono caratteristiche geotermiche paragonabili a quelle islandesi.
La ricerca è anche rischio e la scienza procede attraverso difficoltà razionalmente previste e programmate. Oggi l’Islanda all’avanguardia nell’uso dell’energia geotermica sfrutta una geniale invenzione tutta italiana.
Foto | kebnekaise | fremat
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9 giugno 2009
l’energia geotermica è molto utile e l’habbiamo inventata noi
Vincenzo Scrive:10 settembre 2009
Ma possibile che nessuno si chiede quando quanto costa sia in termini energetici che economici pompare l’acqua fini in superficie?
edi Scrive:Se vi fate due conti forse non è così conveniente come sembra!
13 settembre 2009
le coltivazioni moderne utilizzano una sola monocultura ed
un solo gene e cio è profondamente sbagliato .
in natura i prati e le foreste hanno una multivarieta che fra
di loro non hanno competitivita ma anzi si aiutano .
io stimo che se gli agronomi produrrebbero miscele di piantine
selezionate con criteri matematici alla risposta dei vari suoli
potremmo raddoppiare le produzioni e soprattutto spebdere meno soldi
per le catastrofi piccole e grandi che mettono in crisi le economie
mondiali .