Dic 08

Borsa nera La pausa di riflessione che ci ha appena preceduto è stata determinata dal fatto che la crisi economica in cui è piombato l’intero pianeta ha scardinato tutti i punti fermi su cui avevamo fondato le nostre riflessioni.

L’anno scorso avremmo individuato nella carenza di greggio la causa dell’impennata dei prezzi alla quale eravamo tutti inermi e preoccupati testimoni. Con la saggezza di oggi, questo sembra essere paradossalmente un problema secondario. Durante l’ultimo anno abbiamo infatti iniziato a comprendere come i mercati finanziari possano facilmente indurre delle distorsioni incredibili sul mondo reale.

Spunto per le riflessioni in corso, è una recente puntata della trasmissione televisiva EXIT sul tema della crisi economica in atto, che non ha evidentemente risparmiato neanche il mercato energetico. Pensiamo che il senso di questo contributo debba essere interpretato come la dimostrazione che previsioni a lungo periodo sul mercato energetico, ed in genere su quello delle materie prime, non siano possibili a causa delle speculazioni finanziarie che alterano sostanzialmente il prezzo di tali beni.

Secondo EXIT ad esempio, durante quest’anno di crisi mondiale, a fronte di un calo della domanda di rame pari a circa il 15%, il prezzo è aumentato dell’83%. Il motivo è semplice: grossi operatori finanziari realizzano consistenti guadagni tramite il meccanismo dei futures.

In sostanza, tali operatori si impegnano ad acquistare una partita (nel nostro esempio di rame) ad un determinato prezzo ed in una determinata data futura. Questo contratto può poi essere ceduto ad un altro operatore, che a sua volta lo può cedere ad un altro ancora, e così via… Ciò significa che una partita di greggio, di ferro, di rame o di qualsiasi altra materia prima, verrà comprata e venduta una decina di volte prima di giungere dal produttore all’utilizzatore finale. Poiché quest’ultimo di solito non avrà la forza economica di entrare in concorrenza con i colossi della finanza, dovrà necessariamente comprare le materie di cui necessita ad un prezzo che includa tutti i guadagni legati alla serie di transazioni fittizie avvenute precedentemente.

Cosa significa tutto ciò? Che non possiamo fare alcuna previsione realistica sul costo futuro dell’energia e delle materie prime necessarie per costruire gli impianti di produzione, anche nel campo delle energie alternative. Dopotutto, se prendiamo ad esempio una turbina eolica (fatta prevalentemente di alluminio e di rame) e consideriamo che l’iter di autorizzazione e costruzione di un parco eolico richiede circa un paio d’anni, chi può calcolare con certezza il prezzo finale (ed i ricavi) ad installazione ultimata?

Foto | Jorge Franganillo

4 commenti »

4 commenti su “La borsa nera dell’energia e delle materie prime”

    ultrainternet Scrive:
    15 dicembre 2009

    mi sembra giusto il ragionamento; e quindi bisogna regolare i mercati finanziari e bisogna ingegnarsi a trovare energie pulite alternative alle alternative….. La soluzione è semplice… a dirsi….
    un saluto dall’Arcanave

    zoe Scrive:
    13 gennaio 2010

    date un’occhiata a questo proposito alla rivista Oil. è anche online:

    http://www.oilonline.it/it_IT/sfogliabili-tabloid/oil-tabloid-07/index.html

    fausto / fardiconto Scrive:
    26 ottobre 2010

    Discutere della tempistica della crisi energetica corrente è discutere dell’inconoscibile; se i tempi degli eventi prossimi venturi ci fossero noti, avremmo già risolto il problema!

    La speculazione si configura come un “rumore ad alta frequenza”: nasconde i trend di lungo periodo, sommergendoli con un mare di segnali casuali a risultante mediamente nulla.

    Bisognerebbe inserire un filtro passa basso nel sistema (economico), e trovare il coraggio di guardare in faccia la realtà.

    Termoservice Scrive:
    9 gennaio 2011

    Voglio portare ai lettori un piccolo esempio: Il prezzo dell’olio vegetale combustibile sta subendo una forte speculazione cheva avanti da luglio 2010 per arrivare alla sua punta massima nel gennaio 2011. Questo porta inevitabilmente a fare delle conclusioni:
    1- Bisogna eliminare tutti i mediatori se si vuol ottenere il prezzo migliore
    2- Bisogna incentivare le produzioni di filiera corta nel nosto paese perchè abbiamo migliaia di ettari nel sud italia che non vengono coltivati e andiamo a produrre in africa.
    Come sempre invece di vedere i lati positivi piangiamo per i lati negativi. Un prezzo alto di questi carburanti dovrebbe essere la leva che spinge l’agricoltore a consorziarsi in piccole realtà locali ed a intraprendere attività legate al mondo delle rinnovabili.
    Con pochi semplici conti si riesce a vedere l’enorme vantaggio che ne deriva.
    E’il momento di investire nella cogenerazione e il sud può trarne ilmiglior vantaggio.

    Perciò consiglio agli agricoltori del nostro paese di far impresa e di commercializzarei propri prodotti odi sfruttarli in piccoli impainti di cogenerazione a olio.

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