La pausa di riflessione che ci ha appena preceduto è stata determinata dal fatto che la crisi economica in cui è piombato l’intero pianeta ha scardinato tutti i punti fermi su cui avevamo fondato le nostre riflessioni.
L’anno scorso avremmo individuato nella carenza di greggio la causa dell’impennata dei prezzi alla quale eravamo tutti inermi e preoccupati testimoni. Con la saggezza di oggi, questo sembra essere paradossalmente un problema secondario. Durante l’ultimo anno abbiamo infatti iniziato a comprendere come i mercati finanziari possano facilmente indurre delle distorsioni incredibili sul mondo reale.
Spunto per le riflessioni in corso, è una recente puntata della trasmissione televisiva EXIT sul tema della crisi economica in atto, che non ha evidentemente risparmiato neanche il mercato energetico. Pensiamo che il senso di questo contributo debba essere interpretato come la dimostrazione che previsioni a lungo periodo sul mercato energetico, ed in genere su quello delle materie prime, non siano possibili a causa delle speculazioni finanziarie che alterano sostanzialmente il prezzo di tali beni.
Secondo EXIT ad esempio, durante quest’anno di crisi mondiale, a fronte di un calo della domanda di rame pari a circa il 15%, il prezzo è aumentato dell’83%. Il motivo è semplice: grossi operatori finanziari realizzano consistenti guadagni tramite il meccanismo dei futures.
In sostanza, tali operatori si impegnano ad acquistare una partita (nel nostro esempio di rame) ad un determinato prezzo ed in una determinata data futura. Questo contratto può poi essere ceduto ad un altro operatore, che a sua volta lo può cedere ad un altro ancora, e così via… Ciò significa che una partita di greggio, di ferro, di rame o di qualsiasi altra materia prima, verrà comprata e venduta una decina di volte prima di giungere dal produttore all’utilizzatore finale. Poiché quest’ultimo di solito non avrà la forza economica di entrare in concorrenza con i colossi della finanza, dovrà necessariamente comprare le materie di cui necessita ad un prezzo che includa tutti i guadagni legati alla serie di transazioni fittizie avvenute precedentemente.
Cosa significa tutto ciò? Che non possiamo fare alcuna previsione realistica sul costo futuro dell’energia e delle materie prime necessarie per costruire gli impianti di produzione, anche nel campo delle energie alternative. Dopotutto, se prendiamo ad esempio una turbina eolica (fatta prevalentemente di alluminio e di rame) e consideriamo che l’iter di autorizzazione e costruzione di un parco eolico richiede circa un paio d’anni, chi può calcolare con certezza il prezzo finale (ed i ricavi) ad installazione ultimata?
Foto | Jorge Franganillo
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15 dicembre 2009
mi sembra giusto il ragionamento; e quindi bisogna regolare i mercati finanziari e bisogna ingegnarsi a trovare energie pulite alternative alle alternative….. La soluzione è semplice… a dirsi….
zoe Scrive:un saluto dall’Arcanave
13 gennaio 2010
date un’occhiata a questo proposito alla rivista Oil. è anche online:
http://www.oilonline.it/it_IT/sfogliabili-tabloid/oil-tabloid-07/index.html