Ott 10

SedieIl nostro paese in realtà pare che abbia una politica energetica condivisa da governo e opposizione, che dura da molti decenni.
Il problema principale è che proprio questo elemento di condivisione di fondo fa sì che il comune cittadino venga mantenuto lontano dalle decisioni, anche di grande importanza, senza essere interpellato e tantomeno opportunamente informato.

Appare proprio che in Italia si sia scelto di considerare l’energia uno strumento di scambio non dissimile a quello che si fece con l’agricoltura all’epoca della costituzione del Mercato Comune, oltre mezzo secolo fa, quando si decise di sacrificare l’agricoltura a favore di quote di produzione di acciaio. Con il senno di poi questa politica è risultata spaventosamente sbagliata: oggi di acciaio se ne produce molto poco e contemporaneamente abbiamo un settore agricolo spaventosamente debole.

La sensazione che abbiamo è che la nostra classe politica abbia fatto la stessa cosa con il settore energetico: si è infatti apparentemente scelto di continuare a dipendere dall’estero, e soprattutto da certi paesi, al solo scopo di ingraziarseli. Quali sono le ragioni? Molteplici: in alcuni casi questo è probabilmente servito ad eliminare il rischio di attentati, in altri forse è servito a ridurre il flusso di immigrati clandestini, in altri ancora si è optato per la dipendenza energetica per poter entrare commercialmente sui mercati di specifici paesi.

Sebbene non ci sia nulla in contrario, in linea di principio, nei confronti di queste scelte (probabilmente sono le migliori che la nostra classe politica potesse compiere), ciò che risulta difficile da accettare è il mancato coinvolgimento dell’opinione pubblica in queste scelte. Non è mai accaduto, da oltre trent’anni!

Un esempio di questo atteggiamento potrebbe essere quello dei rigassificatori. Non vogliamo in questa fase entrare in merito al loro impatto ambientale, che potrebbe essere elevato, abbiamo però il sospetto che un numero maggiore di rigassificatori nel nostro paese porterebbero ad una calmierazione dei costi del gas e dei volumi che ci siamo impegnati ad acquistare dai nostri tradizionali fornitori. Questo potrebbe creare problemi internazionali. Ma non vi sembra che noi cittadini italiani dovremmo poter decidere?

È evidente che se lo scenario che qui stiamo delineando fosse vicino alla realtà, spigherebbe il perché non si sia mai proceduto, ad esempio, ad una reale politica di efficienza energetica. I nostri consumi continuano ad aumentare, quando le tecnologie per ridurli sono notissime. L’energia in Italia costa moltissimo e l’impatto ambientale è spaventoso. Tutti sanno che in Pianura Padana, che ormai è quasi un unico centro urbano, sono sempre più numerose le giornate in cui l’aria è irrespirabile. Inoltre il costo dell’energia, uno dei più alti in Europa, sta contribuendo ad uccidere la nostra industria, i costi sanitari del disastro ambientale si riflettono anche sul livello di tassazione e a loro volta contribuiscono a deprimere la nostra economia.

Quali i rimedi?

Foto | Mentealterne…

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